lunedì 9 giugno 2008

meglio ricchi di spirito o poveri di spirito?

VANGELO (Mt5,2)
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Questa è la prima delle Beatitudini, forse la più importante, quella che dà la misura di tutte le altre e ne diventa di fatto la chiave di lettura.
Essere povero in spirito per me significa avere la libertà e la leggerezza interiore di accogliere la volontà di Dio. E' per me quel Sì detto a Dio, fatto di coraggio e incoscienza, è la decisione di chi si fida di Lui.
Essere poveri significa banalmente non essere ricchi. Cosa significa allora il suo contrario? Chi è ricco di spirito? Sul subito essere ricchi di spirito non sembra una cosa così negativa, ma Gesù lodando il suo contrario ci pone in una prospettiva nuova.
La fede non è passare da un meno ad un più, ma il suo contrario. L'uomo parte già come autosussistente e attraverso l'incontro con Dio deve perdere questa falsa illusione e così passare da un più ad un meno, dall'essere ricco di spirito all'essere povero di spirito.
Significa fare spazio a Dio, svuotando la propria vita di tutto ciò che abusivamente ne occupa il posto e ci ingolfa in una falsa felicità.
Per gli antichi il peccato è mancare il bersaglio, sbagliare la mira (traduzione letterare di hamartia = peccato): ogni volta che ci arricchiamo di uno spirito sbagliato manchiamo obiettivo e ci allontaniamo da Dio.

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Come si può mettere insieme la ricerca di Dio e la vita quotidiana con tutti i suoi casini?

Anna ha detto...

peccato!
Ho sbagliato bersaglio! :(

Avevo scritto un bel commento e poi l'ho perso!

Grazie del commento dalle mie parti!
Ecco perchè era ineccepibile!
Se un esperto!!!

Comunque mi piace la definizione di peccato a partire dalla parola greca, che è più efficace; perchè perde tutta la connotazione moralistica e ipocrita di chi si scandalizza della debolezza e fragilità soprattutto degli... altri...

Anonimo ha detto...

Ciao d. Nicola - sì dobbiamo perdere piuttosto che acquistare... ma che fatica metterselo in zucca!

Anonimo ha detto...

dimenticavo la firma: d. Marco (Zabaione) - CIAO

Sirsly ha detto...

Ciao don Nik...ma che fai, commenti nel mio blog un testo di don Marco che ha commentato il tuo? eheh che caos

Personalmente, ho una tremenda paura ad esser "povero", quasi quanto la morte...
Ma comincio adesso a capire il "morire a se stessi"

fra Vincenzo ha detto...

Grazie Don Nicola di essere passato dal mio blog a completare il mio pensiero sulle beatitudini.

monastero.invisibile ha detto...

Non c'è altro modo. Il resto è miseria e la vita che ne riviene è di pezzente. Solo con l'applicazione delle regole della felicità è possibile una vita con dignità nell'accezione di partecipazione del logos (principio razionale da cui trae origine il pensiero umano o la realtà) umano a quello divino. Non c'è altro!

Anonimo ha detto...

Visto che una "persona di spirito" è una "persona arguta, spiritosa, intelligente, acuta", ne consegue che i "poveri di spirito" sono gli stupidi.
Il Vocabolario Garzanti della Lingua Italiana del 1971 mi conferma, definendo "spirito" come "ingegno pronto, vivace; senso dell'umorismo (...); persona brillante, arguta"; e al contrario definendo "povero di spirito" come "una persona semplice, priva di ambizioni; (spreg.) sempliciotto".