lunedì 4 agosto 2008

la Carità delle tasche vuote

VANGELO DI DOMENICA 3 (MT 14,13-21)

In quel tempo, quando udì della morte di Giovanni Battista, Gesù partì su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto. Ma la folla, saputolo, lo seguì a piedi dalle città. Egli, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati.

Sul far della sera, gli si accostarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare».
Ma Gesù rispose: «Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare». Gli risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qua».
E dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'erba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla.
Tutti mangiarono e furono saziati; e portarono via dodici ceste piene di pezzi avanzati.
Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

COMMENTO:
mi colpisce molto il comportamento della gente che senza prepararsi, senza sapere neppure dove andare, si mette alla ricerca di Gesù. E' un esempio di straordinaria fiducia. In questo comportamento sento profondamente la ricerca di tante persone che, senza saperlo si mettono alla ricerca di Gesù.
La nostra ricerca è spesso così, fatta di tentativi a volte maldestri per rispondere a quella sete di infinito che ci portiamo dentro.

A fare da contr'altare alla gente, troviamo i discepoli che invece sono dei perfetti organizzatori, dicendo però a Gesù delle grandi banalità: "Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare". Come se Gesù non se ne fosse accorto...

Il comportamento dei discepoli è perfettamente razionale, da un certo punto di vista il loro dovere l'hanno fatto: si sono messi al servizio degli ammalati, hanno pregato con loro ma ora sono stanchi e dicono a Gesù: "ora basta, per oggi abbiamo finito!"
Gesù invece li porta su un altro piano: la vera carità non la si fa con le tasche piene, ma con le tasche vuote: "date loro voi stessi da mangiare". Troppo facile essere buoni e generosi, quando si ha tempo, quando non si hanno problemi, quando si è riposati e sereni.
Gesù ci spinge a vedere la carità come qualcosa di più: non relegata al fare ma incentrata sul donare quando non si ha più nulla da donare; in questi gesti c'è il vero amore. Quando non si ha più niente da dare, il nostro cuore diventa una strada sgombra e quindi aperta all'azione di Dio.
Lo stile di Dio è quello di mettersi in fila dietro tutte le nostre cose e di aspettare il suo turno.

3 commenti:

laura ha detto...

La gente, maldestra ma in ricerca, fiduciosa in Gesù ...
Gli apostoli, validi ma forse troppo sicuri di sè ...

A volte la pasta è meglio del lievito?
essere lievito è una responsabilità di umiltà? è una educazione continua alla carità, quella dalle tasche vuote?

Vale la pena ricordarlo a se stessi, ogni volta che ci sentiamo "a posto"... ?

laura

don Nick ha detto...

non dovremmo mai sentirci "a posto", perchè il rischio di ipocrisia è dietro l'angolo, soprattutto per le persone che si ritengono religiose.
Occorre una continua verifica...e non è facile.
Penso che sia importante avere attorno persone che ci tengano con i piedi per terra.

laura ha detto...

Concordo!
... il discorso porterebbe lontano ...
grazie per lo stimolo alla riflessione con il tuo bel commento alla pagina evangelica!

un saluto
laura