domenica 24 agosto 2008

un Dio che fa troppe domande

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

COMMENTO:
è questo un vangelo che mi lascia profondamente inquieto. Dalla prima domanda, generica, quasi curiosa di Gesù, si passa ad un interrogativo diretto ai discepoli. Ma la domanda diventa con Pietro un fattore personale. E' come se Gesù chiedesse a me in questo momento: "ma tu cosa pensi di me?"
Mi immagino in questo momento il disagio degli apostoli nel sentirsi fare dal maestro una tale domanda. Sul subito la risposta sembrerebbe ovvia, scontata ma non è così. Gesù vuole fare il punto della situazione, mettere i discepoli sul difficile terreno della verifica.
"Chi è Gesù per te?" è una domanda che può persino infastidirci: sono un cristiano, so bene chi sia Gesù. Ma la domanda non è rivolta a far luce sull'identità di Gesù, ma sul suo valore per me, nella mia vita.
io potrei sapere tutto su un qualsiasi personaggio storico, ma se quella persona non dice nulla alla mia vita, che cosa cambia?
"Chi sono io per te?"
Ma se domani mi svegliassi e Gesù scomparisse, in che misura la mia vita verrebbe cambiata? Tanto, poco, abbastanza: ciò che mi lascia inquieto è proprio questo. La fede non è mai da dare per scontata, come se fosse un problema che una volta affrontato è risolto. Gesù stesso ci dice di metterci continuamente in discussione, perchè il pericolo più grande è quello di vivere una religiosità di superficie, fatta di precetti e di norme ma al suo interno vuota e logorante.
In che misura metto il mio rapporto con Dio in discussione?

1 commento:

Frankie ha detto...

I momenti in cui metto in discussione il rapporto con Dio sono quelli nella sofferenza; tante volte mi è capitato di dire: che fine ha fatto Dio ? oppure: cosa ho fatto di male per meritare questo? E mi viene in mente l'immagine della barca in tempesta sul lago di Tiberiade: Maestro, noi stiamo affondando e tu dormi?
Invece non è stato Dio ad allontanarsi da me, ma il contrario, perchè ho dubitato di lui, nonostante le preghiere dette.
Se la fede fosse un fatto di parole, il posto in paradiso per me sarebbe blindato, e invece le parole da sole non bastano, anzi scivolano nella retorica se non nell'ipocrisia. Signore, aiutami a portare le piccole croci quotidiane, a non fuggire continuamnete da esse.