mercoledì 18 febbraio 2009

vergognarsi di chi si dice cristiano?

Mc 8, 34-39

Dal vangelo secondo Marco.
In quel tempo, convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: "Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà. Che giova infatti all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima? Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli san
ti". 

COMMENTO:

mi sento seduto ai margini di questo vangelo, da una parte c'è la paura di non essere capace a prendere la scelta per il vangelo nella sua totalità, dall'altra Gesù attrae a se con la forza di convinzione che viene dallo Spirito.

Forte è anche la tentazione del compromesso, del "buon senso" che rivela quello che Gesù chiama "vergognarsi".

Vergognarsi del Vangelo è il sentimento di chi dice: "bhe una cosa è il vangelo, la vita è un'altra" oppure "Gesù sì, ma fino ad un certo punto", ma anche, in maniera più velata, di chi ritiene alcune pagine di vangelo più importanti di altre, soprattutto se quest'ultime sono facili da vivere.

Troppo facile in questo momento portare l'esempio dei preti che parlano fino all'esasperazione solo e soltanto di famiglia, figli, rapporti matrimoniali...tutte cose che noi preti possiamo comprendere ma solo fino ad un certo punto e che comunque sono problemi quotidiani ma vissuti per lo più dagli altri.

capite bene: io sono per l'indissolubilità del matrimonio, ma mi domando perchè le pagine in cui Gesù parla di povertà, di fidarsi solo di Dio, di perdono, vengono ammorbidite, addolcite, mitigate.. invece quelle sul matrimonio o sulla famiglia sono da prendere in maniera letterale: o tutto o niente.

Possibile che il Concilio II sia stato già messo in cantina? Temo che tutte queste rigidezze della chiesa siano ad imputare più alla paura che al Vangelo.

Finito questo mio piccolo sfogo, devo dire francamente che non è facile trovare una soluzione, forse dobbiamo attenderci un novello San Francesco o un Lutero, ad ogni modo rinnovo il mio amore per la Chiesa: capace di tenersi persino uno come me. 

1 commento:

Anonimo ha detto...

Caro don,
da sposata e per nulla bigotta, do ragione al tutto o niente nel matrimonio. Certo, esercitando la necessaria pazienza, la tenace forza e il faticoso perdono... (tutti doni da chiedere al buon Dio). Comunque, per esperienza indiretta e diretta di crisi andate a finire bene, è meglio essere chiari fino in fondo con il proprio coniuge. Si dà sicurezza all'altro e si riceve, anche dopo tanto, la stima per la coerenza vissuta(sia pur con la immaginabile sofferenza).
E poi si è un punto fermo per la coppia e per i figli.
Sui preti, invece, non so cosa dire, visto che non lo sono e su qualcuno che ho conosciuto non esprimo commenti.
A te un apprezzamento per la sensibilità e la sincera trasparenza che dimostri negli sfoghi e nei dubbi. Ma sei umano anche tu...
Un saluto
Elisabetta