sabato 5 settembre 2009

le ferite dell'anima

Dal vangelo secondo Marco.
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: "Effatà", cioè: "Apriti!". E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: "Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!".

COMMENTO: quello che mi stupisce di questo brano non è tanto il miracolo in se, cosa di certo prodigiosa, ma l'attenzione che Gesù dimostra d'avere nei confronti di questo malato. In questo brano c'è un forte richiamo alla parabola del buon samaritano, anche in questo caso la cura del "povero" è prima di tutto guarigione del cuore, attraverso una presenza anche fisica accanto al bisognoso. Gesù ci lascia intuire che ci sono ferite profonde che non sono visibili ad un occhio superficiale ma che in realtà mettono in serio pericolo il cuore dell'uomo. L'incapacità di ascoltare e di parlare sono i segni di chi isolato da tutto, vive l'angoscia dell'incomprensione. E' questo forse il male dei nostri anni, il dolore di chi non si sente ascoltato e non riesce a dire e comunicare i propri vissuti. Detto questo occorre però farsi una semplice domanda: in che modo sono chiamato a prendermi cura delle "ferite" del mio prossimo?

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