venerdì 19 febbraio 2010

Il vero digiuno


Dal vangelo secondo Matteo.
In quel tempo, giunto Gesù all'altra riva del lago, nella regione dei Gadareni, gli si accostarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: "Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?". E Gesù disse loro: "Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno.


COMMENTO: Secondo voi, alla fine della nostra vita, Dio terrà conto se avremo o meno digiunato nei venerdì di quaresima?
La domanda è provocatoria, e se da una parte vuole far luce sul rischio di vivere il digiuno come una pratica solo esteriore e quindi vuota, dall'altra ci permette di andare al cuore del suo reale significato.
Gesù ribadisce che ogni forma di rinuncia deve essere fatta in vista dell'unico fine che è Dio. Una rinuncia che non avesse questo obiettivo diventa alla lunga inevitabilmente ipocrita e dannosa.
Sono questi i giorni nei quali lo sposo ci è tolto e dobbiamo prepararci alla sua venuta. La pasqua di risurrezione indica proprio questo appuntamento, qualsiasi digiuno che non avesse l'incontro con Cristo come obiettivo sarebbe inutile. E' questo il tempo nel quale cresce l'attesa.
In vista di tale incontro occorre prima di tutto che mi chieda cosa mi tiene lontano da Dio e solo da lì far partire la mia quaresima.

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